I Carnevali più misteriosi

Febbraio è il mese del Carnevale, inutile dirlo: il profumo dei dolci della tradizione, per lo più fritti, le maschere e i costumi che addobbano le vetrine dei negozi, i coriandoli e le stelle filanti che cominciano a colorare le nostre vie delle città…tutto questo ci rammenta che sta arrivando una festa.

Febbraio del resto è da tempo immemore un mese di festa. Con i Saturnali, si celebrava nell’antica Roma la fertilità della terra dopo il torpore invernale. Con la Cristianità, questa celebrazione si trasformò in un festa da compiere prima del tempo di digiuno che caratterizza la Quaresima. Pare infatti che il termine “Carnevale” sia associato al banchetto che si teneva il martedì grasso prima del periodo di purificazione imposto nelle settimane antecedenti la Pasqua (dal latino Carnem levare). In Italia la tradizione carnevalesca è fortissima, basti pensare alle numerose maschere regionali e alle capillari feste di paese che dal più piccolo comune alle grandi realtà metropolitane vengono organizzate ogni anno, con parate di carri allegorici, musiche e balli.

Noi oggi però vi raccontiamo tre Carnevali non troppo alla ribalta, tutti caratterizzati da una lunghissima tradizione e alcune caratteristiche straordinarie.

MAMOIADA, comune nuorese della Barbagia, ospita uno degli eventi più celebri del folclore sardo, con le tradizionali maschere dei Mamuthones e degli Issohadores. I primi, vestiti con pelli ovine, indossano una maschera sofferente nera di legno (nell’immagine); sulla schiena portano "sa carriga", ovvero campanacci di circa 30 kg, e altre campanelle al collo. Gli Issohadores indossano una camicia di lino, una giubba rossa, calzoni bianchi, uno scialle femminile; portano sonagli d'ottone e di bronzo a tracolla e alcuni di loro hanno il viso coperto da una maschera antropomorfa bianca. La vestizione dei Mamuthones è un rito molto sentito, che dà inizio alla sfilata, in gruppi di dodici e rappresentano i mesi dell'anno. Sono guidati dagli Isshoadores che sfilano in gruppi di otto eseguendo danze molto complesse che devono essere imparate da piccoli. Si tratta di una cerimonia solenne, ordinata come una processione, al suono dei campanacci. Il pubblico viene coinvolto dagli Issohadores che si muovono agilmente lanciando una fune all'improvviso per catturare qualcuno degli astanti: i “prigionieri” per liberarsi dovranno offrire loro da bere.

PUTIGNANO. Giunto alla 623ma edizione, rappresenta il Carnevale più longevo e lungo d’Italia. Inizia infatti con la Festa delle Propaggini, il 26 dicembre, da 622 anni per tramandare la storia di un popolo coraggioso. Tutto ebbe inizio nel 1394, quando la costa pugliese era saccheggiata dalle scorrerie saracene, alimentando le paure di abitanti e governatori (i Cavalieri di Malta) che temevano soprattutto per uno dei beni più preziosi custoditi in questo territorio: le reliquie di Santo Stefano Protomartire, conservate nell’abbazia di Monopoli. Per preservarlo, si decise di spostare queste spoglie nell’entroterra e più precisamente a Putignano. E così, il 26 dicembre 1394 le reliquie, accompagnate da un corteo sacro, vennero portate nella chiesa di Santa Maria la Greca, dove si trovano ancora oggi. La leggenda vuole che, al passaggio del corteo, i contadini lasciarono le terre per seguire la processione ballando, cantando e improvvisando versi satirici in vernacolo. Ad oggi, dal 26 dicembre e fino al martedì grasso, Putignano offre riti, sfilate e processioni, tra sacro e profano, chiudendosi con i 365 rintocchi della Campana dei Maccheroni che scandisce l’inizio della Quaresima.

COUMBA FREIDA, letteralmente Valle Fredda, è una festa di Carnevale tra le più antiche d’Italia. Qui in Valle d’Aosta, infatti i venti soffiano con notevole intensità. Anche se si fa risalire al 1467, le caratteristiche della manifestazione attuale si devono al passaggio di Napoleone nel 1800, che ispirò gli abiti della sfilata della "benda", un corteo di maschere con le caratteristiche "landzette", personaggi vestiti con i costumi (ricchissimi e molto belli) che rimandano alle divise dell'esercito francese. Ci sono inoltre le maschere dell'orso, che rimanda all'avvicinarsi della primavera, e le code dei muli, che ricordano i venti da ingraziarsi per allontanare le correnti d'aria cattive. Le sfilate allegoriche si susseguono in tutta la Valle del Gran San Bernardo secondo un particolare calendario e fanno visita alle famiglie di casa in casa per bere, mangiare, cantare e scherzare.