Halloween nel mondo

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Breve premessa. “Halloween” (termine abbreviato dell’espressione All Hallows’ Evening - la sera di Ognissanti - che potrebbe anche riferirsi a All Hallows’ Eve - la vigilia di Ognissanti -), è per tradizione il giorno dell’anno dedicato al ricordo dei defunti e dei santi, detti anche hallows. Di origine quasi certamente celtica, Halloween viene collegata alla festa di Samhain, momento in cui si celebrava la "fine dell'estate" e l’inizio del nuovo anno. I Celti credevano che tutti i morti, che vivevano in un luogo di eterna giovinezza e felicità, potessero essere richiamati durante la festa del Samhain e unirsi ai vivi, in una fusione di aldilà e aldiqua, e permettendo così agli spiriti erranti di vagare indisturbati sulla Terra. In questo modo la paura della morte e dell’ignoto veniva allontanata grazie attraverso l’allegria dei festeggiamenti per la fine del vecchio anno.

Questa festa, dalle origini antichissime, ha una ricchezza simbolica che si è formata via via nel corso dei secoli, passando di Paese in Paese in cui è stata adottata. Ad esempio, l’arcinota tradizione di intagliare zucche risale all’immigrazione di Irlandesi e Scozzesi nel Nord America. Infatti, mentre in Europa si usava intagliare rape per farne lanterne, in America era molto più facile recuperare zucche. E la zucca diventò il simbolo per eccellenza di Halloween prendendo il nome di Jack-o'-lantern, ovvero la lanterna che utilizza Jack, grande bevitore di birra che, dopo aver imbrogliato il diavolo, non fu accettato né in Paradiso, né all’Inferno e continua ancor oggi a vagare nell'aldilà tenendo in mano l’ortaggio forato e riempito di braci.

In America, dove ha assunto un carattere più commerciale e entusiasmante per i bambini, rappresenta il momento dell’anno in cui si vendono più dolciumi, dopo il Natale. Del resto, la cinematografia hollywoodiana insegna che tutte le famiglie americane si preparano per rispondere con sacchetti piene di caramelle alla classica domanda “Trick or Treat?” (ovvero dolcetto o scherzetto) che in realtà significa anche "sacrificio o maledizione".

A Singapore si celebra l’assoluzione delle anime dei morti (nel mese di settembre) durante la cosiddetta festa dei fantasmi affamati, che possono partecipare alle feste dei vivi.

Nel Peten, una regione molto vasta del Guatemala, i bambini bussano alle porte nella notte del 31 ottobre per chiedere la ixpasà, una bevanda a base di mais nero, per dissetare i teschi.

In Corea, la festa del buon raccolto viene celebrata per due giorni a partire dal 15mo giorno dell’ottavo mese del calendario lunare coreano (tra metà settembre e i primi di ottobre): le famiglie si riuniscono e mangiano il cibo tradizionale nel rispetto degli spiriti dei loro antenati.

A Hong Kong lo Yue Lan o “Festival degli spiriti affamati” viene celebrato bruciando immagini di frutta o denaro affinchè arrivino agli spiriti dei defunti e li confortino, in un momento in cui questi si trovano a vagare per il mondo per 24 ore.

Avvicinandosi ai nostri confini, in Belgio si ricordano i defunti accendendo candele; in Svezia, la festa di All Helgons Dag è particolarmente sentita e dura sei giorni; in Inghilterra i bambini da secoli confezionano i “Punkies”, intagliando barbabietole per allontanare gli spiriti cattivi.

In Italia, molto tempo prima dell’arrivo di Halloween, la tradizione di onorare i defunti (sentita da tempi lontanissimi) passava attraverso la preparazione di dolci tipici, come il pan dei morti o le ossa dei morti, ma non solo. In Valtellina, alla vigilia del 2 novembre, si “pagavano le messe in onore dei morti” raccogliendo segale, uova, salsiccia e formaggio. Lenzuola pulite per accogliere i defunti in Abruzzo, Puglia e Calabria; candele accese e un catino di acqua si lasciavano in quasi tutte le regioni d’Italia per aiutare i defunti ad affrontare il viaggio di ritorno tra i vivi e dar loro conforto, una tradizione molto simile a quella diffusa in Austria.

Dunque, sarà anche vero che Paese che vai, usanza che trovi, ma la celebrazione dei defunti affonda le radici in epoche primordiali, perché in fondo tutti temono l’ignoto, non soltanto i bambini!