Cristalli di ghiaccio

A febbraio, mese deputato per le settimane bianche sia in famiglia che scolastiche, raccontiamo qualche curiosità proprio sul fiocco di neve, o meglio sul cristallo di ghiaccio, che altro non è che il risultato finale della trasformazione dell’acqua dallo stato liquido a quello solido. Nella foto - Cristallo di ghiaccio al microscopio. Formazione a stella tipica dei -15° C  con “cresta” - 

 La peculiarità è che il ghiaccio ama assumere forme diverse più o meno complesse e tanto affascina gli scienziati. Si parla di 9 differenti forme, dalla quella esagonale classica alle “placchette” e fino alle aghiformi. Una peculiarità che gli ha assicurato il nomignolo di “camaleonte”.

Dall’esagono (-2°), il ghiaccio muta in strutture più complesse con il variare della temperatura: scendendo da -2° a -5° appare la forma a stella, che in base al grado di umidità può dare vita ulteriori minuscole formazioni. A -15°, la stella forma una “cresta” e muta in una lama affilata.

La neve su cui abitualmente si pratica lo sci alpinismo nasce da cristalli a forma esagonale o a stella, che in base alla struttura forniscono più o meno stabilità alla sciata. Ebbene sì, in caso di cristalli esagonali, sarebbe meglio evitare le piste poiché potrebbero verificarsi delle valanghe causate proprio dall’impossibilità degli stessi di “agganciarsi”, tendendo a scivolare uno sull’altro.

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